Giugno 17, 2015

Carta “tradizionale” o carta “tree-free”?

Carta “tradizionale” o  carta “tree-free”?

A quanti di noi sarà capitato di consigliare una carta tree-free per un progetto di packaging o di stampa al proprio cliente? Quanti di noi l’hanno utilizzata? 

Da sempre il tema della carta è legato al tema della deforestazione, poiché la materia prima utilizzata è il legno, fonte rinnovabile e riciclabile, ma che nella sua forma naturale degli alberi e delle foreste fornisce un habitat naturale agli animali, oltre a contribuire alla qualità e alla purezza dell’aria. E’ d’obbligo sottolineare che oggi l’impiego del legno per la produzione di carta non è sicuramente la causa principale della deforestazione, provocata invece dalla conversione delle foreste naturali in piantagioni industriali per esigenze agricole o di approvvigionamento energetico locale, come accade nei paesi tropicali. Tuttavia, negli ultimi anni molte aziende coinvolte nella produzione di carta (come ad es. APP – Asian Pulp and Paper – la più grande azienda di carta e cellulosa al mondo) si sono impegnate ad adottare una nuova politica forestale, che metta fine al loro coinvolgimento nella deforestazione, producendo carta certificata che ne garantisce la provenienza da foreste sostenibili.

In Europa, infatti, dove quasi tutte le foreste sono protette, la produzione di carta contribuisce spesso alla loro gestione sostenibile, essendo ricavata da foreste di produzione semi-naturali, dove il ciclo di piantumazione, crescita e taglio è rigorosamente controllato (Rif. Two Sides che supporta l’esigenza di promuovere i prodotti riconducibili a fonti sostenibili).

Altre aziende stanno proponendo sul mercato tipologie di carta “alternative”, considerate tali per le materie prime usate, per le fonti energetiche, o per le finalità sociali. Ecco quali:

– Carte prodotte con energia eolica, come Superfine, realizzata negli USA.

– Carte ottenute recuperando trucioli di sughero dalle lavorazioni primarie, come la Sughero.

– Carte prodotte in parte con scarti di lavorazioni agro-industriali (agrumi, mais, kiwi, caffè, olive, nocciole) come Crush, con fibre vegetali provenienti da alghe come Shiro Alga Carta;

oppure con fibre di piante annuali, per es. bambù, cotone e bagassa (ricavata dalla frantumazione della canna da zucchero), quindi senza l’impiego di alberi, come Shiro Tree Free o EARTH PACT, prodotto dalla cartiera colombiana Carvajal Polpa e Papel e commercializzato in esclusiva per l’Italia da Allcart S.r.l.

– Carte prodotte con 100% di fibre riciclate post-consumer (carta da macero), come Shiro Echo, oppure la RC, le cui fibre non sono deinchiostrate.

Molte di queste carte “alternative”, non solo non utilizzano gli alberi come materia prima, ma sono anche trattate senza prodotti nocivi durante tutta la loro preparazione, totalmente biodegradabili (compostabili) e riciclabili. La carta derivante dalla fibra di canna da zucchero, che maggiormente conosco, si presenta naturalmente di color crema chiaro perché è priva di sostanze sbiancanti e coloranti, ha un ottima stampabilità, è commercializzata in diverse grammature e può essere utilizzata anche per il confezionamento di prodotti alimentari. La versione resistente al grasso è senza pellicola di plastica (chiamata “KIT 7”) ed è particolarmente adatta al packaging dei fast food. Ritorniamo ora alla problematica iniziale.

Quale carta scegliere?

Quando si propone un nuovo progetto cartaceo ad un nostro cliente, bisogna necessariamente valutare i tipi di carta, la scelta etica sottesa e il prezzo. Perché se è vero che molti di noi (e forse anche alcuni dei nostri clienti) sarebbero disposti a spendere qualche euro in più per una carta totalmente ecologica, è anche vero che il mercato non sempre è pronto ad acquistare a un prezzo maggiore lo stesso prodotto (ad es. un libro), seppur ecosostenibile.
Queste carte “alternative” hanno infatti un costo di base maggiore che incide fino al 30% sulle spese di stampa con conseguente aumento del prezzo finale del manufatto. Se si pensa ai grandi numeri, è chiaro che l’utilizzo di carta “alternativa” risulterebbe sconveniente rispetto alla carta “tradizionale”, il cui abbattimento dei costi potrebbe avvenire solo con il diffondersi della cultura della carta ad impatto zero. Tuttavia esistono sempre più aziende (piccole e medie imprese) che nel proprio settore stanno puntando anche sull’eco-compatibilità, innalzando il proprio profilo qualitativo dei processi e dei prodotti (come ad esempio nell’arredamento Riva 1920 e Valcucine o nel tessile come Rub&Dub e Zenoni&Colombi, e tante altre ancora …), in cui una comunicazione cartacea su carta tree-freederivante da fonti sostenibili risulterebbe sicuramente più coerente all’immagine aziendale, creando un vero e proprio valore aggiunto in termini di marketing. Non esiste perciò una carta più giusta di un’altra a priori, ma semplicemente esiste quella più rispondente alle esigenze di progetto che è in grado di valorizzare al meglio la comunicazione verso l’utenza finale e di sostenere il Brand aziendale, facendo leva sull’ecosostenibilità per rafforzare ulteriormente il proprio messaggio “green.

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